Quando rivolgersi a uno psicologo
Non è sempre facile capire quando chiedere aiuto. A volte c’è un disagio preciso che sta diventando difficile da gestire; altre volte non c’è un sintomo evidente, ma la sensazione che qualcosa continui a non funzionare come vorremmo.

Non è necessario aspettare di stare molto male
Ci si può rivolgere a uno psicologo in presenza di un disagio che sta diventando faticoso, ma anche quando si attraversa un momento di cambiamento, ci si sente bloccati o si desidera comprendere meglio ciò che si sta vivendo.
A volte il motivo è chiaro: ansia, difficoltà nelle relazioni, insicurezza, bassa autostima o un cambiamento importante. Altre volte è più difficile dare un nome a ciò che non va: si avverte semplicemente che alcune situazioni continuano a ripetersi o che il modo in cui si sta vivendo non corrisponde più a ciò che si desidera.
Alcune situazioni possono riguardare:
ansia e preoccupazioni che occupano molto spazio
difficoltà nelle relazioni affettive, familiari o sociali
insicurezza e difficoltà nell'autostima
momenti di cambiamento o scelte importanti
situazioni che tendono a ripetersi nonostante il desiderio di qualcosa di diverso
un senso di confusione, insoddisfazione o difficoltà a capire cosa si desidera

Ma ne ho davvero bisogno?
È una domanda molto comune. A volte si pensa che il proprio disagio non sia abbastanza importante, che altre persone abbiano problemi più seri o che si dovrebbe riuscire a risolvere tutto da soli.
Chiedere aiuto, però, non richiede che una situazione sia diventata insostenibile. Può avere senso fermarsi quando ci si accorge che qualcosa continua a creare sofferenza, limita alcune possibilità o tende a ripetersi nonostante i tentativi di cambiarlo.
Anche dubbi, paura del giudizio o difficoltà a capire cosa dire durante un primo incontro sono comprensibili. Non è necessario arrivare al colloquio sapendo già spiegare perfettamente ciò che non va: comprenderlo può essere parte del lavoro.
Quando può essere utile fermarsi
Non esiste un momento preciso in cui “si dovrebbe” iniziare un percorso psicologico.
Ci sono però situazioni in cui può essere utile fermarsi e provare a comprendere meglio ciò che sta accadendo.
Ansia e preoccupazioni
Quando pensieri, paure o preoccupazioni occupano molto spazio e iniziano a condizionare scelte e quotidianità.
Cambiamenti e momenti di passaggio
Quando una scelta, una separazione, il lavoro, lo studio o una nuova fase della vita mettono in discussione equilibri precedenti.
Autostima e rapporto con se stessi
Quando prevalgono insicurezza, autocritica o la sensazione di non essere mai abbastanza.
Identità e direzione
Quando diventa difficile capire cosa si desidera, riconoscersi nelle proprie scelte o trovare una direzione che si senta propria.
Relazioni
Quando nelle relazioni si ripetono dinamiche che fanno soffrire o diventa difficile esprimere bisogni, desideri e confini.
Un disagio difficile da definire
Quando apparentemente “va tutto bene”, ma rimane una sensazione di insoddisfazione, blocco o malessere a cui è difficile dare un nome.
Il primo colloquio
Il primo colloquio è uno spazio per conoscerci e iniziare a comprendere cosa ti porta a chiedere aiuto in questo momento.
Non è necessario arrivare con le idee già chiare o sapere esattamente da dove cominciare. Attraverso i primi incontri possiamo ricostruire insieme ciò che stai vivendo, approfondire la tua richiesta e capire quale percorso possa essere più adatto.
I primi colloqui servono anche a valutare come ci si trova nella relazione terapeutica: sentirsi sufficientemente a proprio agio e poter costruire nel tempo un rapporto di fiducia è una parte importante del percorso.
I colloqui durano 50 minuti e possono svolgersi in presenza a Genzano di Roma oppure online.
